Music for the airports, la copertina dell'album di Brian Eno

Non capita a tutti di possedere un intero aeroporto. Ma se fosse il vostro caso sappiate che uno dei più noti musicisti del mondo ha già scritto la colonna sonora perfetta per voi. E difficilmente troverete in giro di meglio.

Music for the Airports è un album di Brian Eno pubblicato nel 1978 dalla Polydor Records. E può essere considerato il primo disco ambient della storia della musica: il termine, infatti, fu coniato dallo stesso Eno (artista poliedrico la cui fama iniziale si deve alla collaborazione con i Roxy Music) per differenziare i suoi lavori dalle musiche di sottofondo commerciali realizzate da aziende del settore.

Brian Eno

Brian Eno

Non si tratta del primo album di musica contemplativa della storia (lo stesso Eno ne aveva realizzati altri prima), va detto. Ma di certo quello di Eno è un lavoro d’avanguardia e un capolavoro, giudicato da molti come il miglior “ambientale” di sempre. Un’opera da ascoltare in cuffia mentre si aspetta il volo – per quanto le ambientazioni degli scali siano diventate nel tempo più piacevoli – ma anche in salotto o nel letto. Rigorosamente al minimo volume.

MUSIC FOR THE AIRPORTS…

L’album nasce con un obiettivo preciso: riempire il vuoto e l’ansia tipica dei grandi spazi pubblici, come quelli di un termina aeroportuale, e trasmettere serenità agli ascoltatori. Un’esigenza che il poliedrico musicista britannico – che in quel tempo era impegnato in collaborazioni con musicisti del calibro di David Bowie e Talking Heads – aveva avvertito durante una lunga attesa all’aeroporto di Colonia/Bonn.

Ne sono usciti quattro pezzi – ma sarebbe più corretto chiamarle sezioni o movimenti – che mescolano assoli di piano (con abbondante uso dei loop), voci filtrate al sintetizzatore (il 2/2 è suonato con un sintetizzatore ARP 2600) e altri suoni  che trasformano la musica in “arredamento” e riempiono gli spazi senza ingombrare. Un lavoro di stampo neoclassico, che – dopo pochi mesi dopo l’uscit – fu trasmesso anche in forma sperimentale nel terminal dell’aeroporto LaGuardia di New York. Ma che si presta a qualsiasi contesto in cui spazi aperti, colori chiari e tempi lenti siano elementi dominanti della scen.

Il critico musicale Tom Moon ha inserito Music for the airports fra i “mille dischi da sentire prima di morire”, ma anche in una top cento assoluta Music for the Aiports troverebbe un posto sicuro. Di certo – se non possede un aeroporto e vi state domandando perché ne stiamo parlando in un un giornale dedicato al lusso – si tratta di un’opera che non può mancare nelle case di chi insegue il minimal. Oltre che di un album decisamente chic. Per ascoltarlo, ovviamente, non vi serve un intero aeroporto: vi bastano un paio di buone cuffie con riduzione del rumore collegate in wi-fi al cellulare.


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