Lusso, nel 2026 si annuncia la ripresa (ma non aspettatevi strappi…)

Il comparto del lusso si lascia alle spalle un 2025 complesso, condizionato anche dalle incertezze dello scenario internazionale, e guarda al nuovo anno con un cauto ottimismo. Dopo due esercizi caratterizzati da una dinamica sostanzialmente piatta, il settore si avvia verso una lenta normalizzazione della domanda. Una ripresa, però, destinata a svilupparsi senza scatti improvvisi.

In questo quadro si colloca l’ultimo report di Ubs. Secondo le stime della banca svizzera, il 2026 potrebbe chiudersi con una crescita organica dei ricavi intorno al 5%. Prima di allora, tuttavia, il mercato dovrà misurarsi con l’ultimo test del 2025: i conti del quarto trimestre, che inizieranno a essere pubblicati dalla prossima settimana. Ad aprire la stagione saranno Brunello Cucinelli, il 12 gennaio, per cui gli analisti stimano un incremento dei ricavi del 7%, e Richemont, attesa il 15 gennaio, con un +10% previsto.

Per l’insieme del settore, gli analisti di Ubs indicano per la maggior parte delle società un’accelerazione della crescita delle vendite, con un aumento del fatturato del 4% (3% escludendo Hermès).

Il principale osservato speciale resta Lvmh, considerato il vero barometro del comparto: per il gruppo francese le previsioni indicano ricavi sostanzialmente in linea con quelli dell’anno precedente. Più articolata la situazione di Kering, che, pur mostrando segnali di miglioramento sequenziale, potrebbe chiudere il trimestre con un calo delle vendite del 4%.

Più favorevoli, invece, le attese per Hermès, per cui si stima una crescita dei ricavi del 9% nel quarto trimestre, e per Moncler, vista in aumento del 4%. Tra i gruppi italiani, Salvatore Ferragamo è atteso a un progresso dell’1%, Ermenegildo Zegna del 3% e Prada del 4%.

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