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Il Castello delle meraviglie che (forse) non vedrete mai

La sala dei pavoni del castello di Sammezzano, in provincia di Firenze

Guardate bene la foto che completa questa immagine. Si tratta della sala dei pavoni del castello di Sammezzano, a Leccio (piccola frazione del Comune fiorentino di Reggello). Una creazione architettonica unica ispirata alla coda del volatile più bello e fatta da migliaia di azulejos, piastrelle colorate, che la rendono un capolavoro: non a caso lo storico Carlo Cresti la definì “La Cappella Sistina di Sammezzano”, mentre la BBC l’ha inserita fra i dieci soffitti più belli del mondo.

Peccato che dal vivo potreste non avere mai l’occasione di visitare questo luogo. Perché? Ve lo spieghiamo in breve.

IL CASTELLO DI SAMMEZZANO

Il Castello di Sammezzano esisteva già nel Medioevo (IX secolo), ma ci sono tracce di fortificazioni precedenti. La sua proprietà è passata nei secoli nelle mani di alcune delle famiglie più nobili toscane, Medici compresi. Nel 1596, però, il Granduca Ferdinando I de’ Medici cedette, per 39000 scudi fiorentini, la proprietà della tenuta di Sammezzano a Ferdinando di Odoardo Ximenes di Aragona. Nel 1816 morì l’ultimo erede maschio diretto della famiglia e tutti i beni passarono quindi Pietro Leopoldo e, successivamente, al figlio Ferdinando. Quest’ultimo ne stravolse l’aspetto sulla scia delle mode dell’epoca, facendolo diventare il più importante esempio di architettura eclettica di corrente orientalista d’Italia e, forse, d’Europa.

Il declino di questo luogo risale alla seconda guerra mondiale, quando fu depredato dai nazisti. Negli anni Sessanta, quindi, la nuova proprietà ne tentò il rilancio trasformandolo in albergo, fino alla chiusura negli anni Novanta. Da allora il castello di Sammezzano – venduto all’asta all’inizio degli anni Duemila – è rimasto in stato di progressivo decadimento, fino a quando nel 2013, anno del bicentenario della sua nascita, fu costituito il “10 marzo 1813-2013 – Comitato per i duecento anni dalla nascita del Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona” e, due anni dopo, nacque il movimento Save Sammezzano.  Oggi il castello appartiene ad una società italo – inglese (Sammezzano Castle Srl) che da dicembre 2017 è in stato di fallimento.

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IL COMITATO PER LA RIAPERTURA

Il Comitato che chiede di rimettere a nuovo e riaprire alle visite il castello di Sammezzano, in disuso da un quarto di secolo, è nato nel 2015 ed è particolarmente agguerrito. L’obiettivo è farlo tornare pubblicamente fruibile come polo multifunzionale di carattere museale, culturale e ricreativo. Per raggiungerlo servono risorse, ma anche persone disposte a diffondere l’iniziativa. Lo scorso anno, grazie alla partnership con il Touring Club Italiano, Sammezzano è stato inserito tra i 12 siti culturali europei più a rischio: ora bisogna fare di più per tenere alta l’attenzione.

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